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"Le parole della memoria": lunedi' 17 agosto al teatro romano a Lecce l'evento finale in ricordo di Raffaele Protopapa

  14/08/2015

Un evento teatrale in ricordo di Raffaele Protopapa, a 20 anni dalla sua scomparsa, conclude l'edizione estiva della nota rassegna di teatro "Le Parole della Memoria", promossa dal Centro Studi Raffaele Protopapa, con il patrocinio della Provincia di Lecce, della Regione Puglia e del Comune di Lecce.

L'appuntamento, il quarto ed ultimo in cartellone, che è saltato a causa maltempo nei giorni scorsi, è stato riprogrammato per lunedì 17 agosto alle ore 21, nel Teatro Romano a Lecce, con il "laboratorio" del Centro Studi Protopapa, da un'idea di Franco Ciardo, intitolato "Protopapa, l'uomo, il ferroviere, l'artista…. il leccese".

Il soggetto e la sceneggiatura sono di Matteo Cannito. Sul palcoscenico oltre a Cannito e Ciardo, ci saranno Chiara Perrone, Dario De Mitri, Gigi Urru, Lilli Quarta, Giuseppe Lauria, Samuele Rizzo.

Racconta Franco Ciardo: "Matteo Cannito si è assunto una grossa responsabilità nel raccontare Protopapa ed io sono stato ben felice di potergli dare, assieme alla famiglia, tutte le informazioni che per la sua giovane età aveva bisogno di assumere. Matteo non ha avuto modo di conoscere Protopapa, nel 1995 (anno del decesso) aveva solo 4 anni, ma il suo impegno nel documentarsi e la sua capacità nel raccontare cogliendo i valori culturali dell'uomo, prima che dell'artista, ci hanno resi sicuri di aver affidato a mani certe la realizzazione dello spettacolo. Certamente sarà il palcoscenico a dire l'ultima parola, ma siamo tutti responsabilmente fiduciosi. Del resto la fiducia in Cannito è nello stile Protopapa e nei principi della Rassegna che ha sempre guardato con interesse ai giovani".

"Ricordiamo solo un episodio, ma significativo: nella prima Rassegna (1976) fu proprio Protopapa a voler assumere la regia di un'opera, prima dell'allora giovanissimo Luigi Pascali. Questo la dice lunga sul carattere dell'uomo scevro da ogni interesse personale e sull'impronta che ha voluto dare concretamente alla rassegna, che nel tempo abbiamo sempre voluto mantenere. Don Uccio, come simpaticamente si faceva chiamare, ha rappresentato per il territorio il vero iniziatore di una tradizione teatrale scritta e la Rassegna, da lui condivisa, è stata il volano e l'incentivo per rafforzare tale progetto, mettendo in luce nuovi lavori e nuovi autori".

"Raffaele Protopapa, attraverso le sue opere teatrali, ha documentato e descritto con i suoi personaggi (la famiglia Cannetta in particolare) una Lecce, quella di metà Novecento, che viveva tra le mura del borgo antico e che oggi non esiste più. Dove sono oggi Pati, Tora e Requenzino? Inghiottiti dalla 167 e da una città che è esplosa in senso urbano e che, in un certo senso, ha perduto la propria identità più genuina".

"E' doveroso per noi ricordarlo, dedicandogli una serata anche contro il suo desiderio lontano da ogni forma di autocelebrazione. Qualcuno, con superficiale pressapochismo, ha definito il teatro di Protopapa "teatro di evasione", come se il teatro che trasmette allegria non fosse anche teatro di valori. Del resto "l'Ancura", per citare uno dei testi più impegnativi che affonda nei temi del sociale, è una testimonianza di scrittura teatrale di alto livello, dove i tempi sono scanditi da una visione teatralmente corretta. Voglio ricordare, infine, Protopapa attore e quella magnifica performance offerta presso il teatro Politeama Greco il 25 gennaio 1978, con Mario Perrotta ne "La pizza alla margherita". Fu un pezzo di teatro di alta scuola irripetibile", conclude Franco Ciardo.

Il ciclo di spettacoli "Le Parole della Memoria" ha preso il via il 23 luglio scorso con lo spettacolo del gruppo teatrale Epidauro, "Parienti… serpenti", due atti brillanti di Livio De Carlo. Il 28 luglio è stata la volta del gruppo teatrale "La Livella", che ha portato in scena "Chireca e menzetti", due tempi brillanti di Luigi Pascali, mentre il 3 agosto gli attori dell'associazione culturale "La Calandra" hanno interpretato "Meglio sepolto che vivo!" di Giuseppe Miggiano, su musiche di Federico Della Ducata.



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