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Mediazione Familiare: occorrono più servizi. L'appello degli esperti nella giornata di studio promossa dalla consigliera di Parità della Provincia

  08/02/2018

Riflettori puntati sulla mediazione familiare questa mattina, a Palazzo dei Celestini, che ha ospitato una giornata di studio tematica, promossa dalla consigliera di Parità della Provincia di Lecce Filomena D'Antini, nell'ambito dell'iniziativa "Diversi ma uguali. Pari opportunità", con il patrocinio dell'Associazione italiana mediatori familiari (AIMeF), dell'Ordine degli avvocati e dell'Ordine degli assistenti sociali.

Nell'aula consiliare, gremita di partecipanti, si sono alternate le voci di illustri esperti, che si sono confrontati su "Trasformazioni sociali e nuove configurazioni familiari: la Mediazione Familiare e il suo ruolo", rispondendo anche alle domande della platea, in un vivace ed interessante dibattito.

"Siamo al quinto incontro formativo ed oggi parliamo di mediazione familiare, strumento essenziale per guidare le coppie nella gestione del conflitto e anche per contrastare episodi di violenza intra familiari. La Provincia è stata purtroppo privata, per carenza di fondi, del Centro risorse per la famiglia, diventato con la sua attività punto di riferimento per il territorio a tutela dei minori e delle famiglie. Da qui il mio rinnovato appello alla Regione Puglia affinché sia riattivato. La mediazione familiare può rappresentare una grande conquista sociale e civile. Attivare più Centri per la famiglia da parte del servizio pubblico e da parte degli enti locali territoriali è un percorso doveroso e necessario", ha dichiarato la consigliera di Parità della Provincia di Lecce Filomena D'Antini, in apertura dei lavori della I Sessione dell'evento formativo, centrata sugli aspetti normativi e giuridici della mediazione familiare.

Nel suo intervento Federica Anzini, presidente Nazionale AIMeF, mediatrice familiare e supervisore professionale, si è soffermata sugli aspetti professionali della figura del mediatore familiare: "I mediatori svolgono una funzione essenziale per la gestione dei conflitti, ma è essenziale la giusta comunicazione contro la disinformazione su ruolo e competenze. Occorre istituzionalizzare la professionalità e garantire una collaborazione massima con gli ordini, penso agli assistenti sociali, e con gli Enti. Occorrono servizi da affidare a professionisti qualificati e riconosciuti".

La parola è quindi passata a Paolo Moroni, giudice del Tribunale civile di Lecce sezione II, che ha evidenziato: "I tribunali hanno bisogno di decentralizzare i conflitti coniugali. Occorre scemare il confronto in aula tra i coniugi ed il relativo astio derivante da tradimenti e ripicche. Negli anni, il legislatore è stato propenso ad intervenire per limitare il disagio dei minori, affinché la sorte dei coniugi che si separano si distacchi dal destino dei figli minori che vanno tutelati. Già gli avvocati sono chiamati a fare da filtro e non contribuire ad inasprire i conflitti. I giudici non possono imporre la mediazione, ma sono chiamati a collaborare con tali figure professionali in un tandem che, in certi casi, risulta essenziale per la gestione dei conflitti".

La giornata di studio, moderata dalla giornalista Alina Spirito, ha registrato anche l'intervento di A. Monia Guglielmo, mediatrice familiare AIMeF e AIMS, specialista in Criminologia clinica (Il valore preventivo della mediazione familiare: la narrazione come strumento della mediazione familiare).

Dal confronto odierno è emersa la richiesta corale di incrementare i servizi sul territorio per coprire le esigenze dei cittadini che oggi trovano risposte solo in alcuni Servizi d'Ambito.


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