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"Il fattore D diventa determinante": dichiarazione della consigliera di parita' Alessia Ferreri sulla presenza femminile in politica

  30/07/2012

"I dati della presenza delle donne nelle liste elettorali, anche nelle recenti elezioni amministrative, dimostrano che il processo di evoluzione verso una cultura paritaria è ancora disomogeneo", dichiara la consigliera di Parità della Provincia di Lecce Alessia Ferreri.

"La battaglia ingaggiata dal Comitato "50 e 50" per aprire le porte del Consiglio Regionale Pugliese alla parità di genere, ha vinto il suo primo step. Circa 25.000 firme raccolte e consegnate il 14 giugno scorso al Presidente del Consiglio della Regione Puglia Onofrio Introna, dimostrano gli evidenti limiti dell'attuale legge elettorale regionale. Mentre, infatti, attualmente le donne si fanno sempre più apprezzare nella vita civile, professionale o imprenditoriale, in politica sono in penombra. Pertanto si auspica che gli stessi partiti che tendono al 50% e 50%, possano dare più spazio alle donne a cominciare dalla loro organizzazione interna, nei convegni e nelle varie manifestazioni da loro organizzate o a cui prendono parte".

E continua: "Il Comitato "50 e 50" infatti, ha l'obiettivo di consentire una maggiore rappresentatività femminile nell'Assemblea regionale, introducendo liste elettorali formate al 50% da uomini e 50% da donne, sollecitando una presenza paritaria in tutti i messaggi di comunicazione politica e mira a normare, come già sperimentato efficacemente in Campania, la possibilità di esprimere due voti di preferenza sulla scheda, riferiti a candidati di sesso diverso, pena la nullità della seconda indicazione".

"Il fattore D diventa dunque determinante", sottolinea la consigliera Ferreri. "Secondo una ricerca dell'Università Bocconi di Milano, aumentando il numero delle candidate aumenta la qualità degli eletti, donne e uomini. Dallo studio (che parte dall'analisi della legge 81 del 1993), è emerso, infatti, che le donne inserite nelle liste elettorali, erano più istruite dei colleghi uomini, e per fare spazio alle candidature femminili erano rimasti fuori i maschi meno qualificati. In tal caso, è evidente che è migliorato il livello di tutta la classe politica. Non dimentichiamo che la qualità dei politici è determinante per la crescita di un Paese, e lo stesso si può dire per le imprese. E la qualità con le donne aumenta".

"Il rapporto svedese IDEA "Women in Parliament: Beyond Numbers. A Revised Edition" mette a fuoco i principali ostacoli alla rappresentanza di genere in politica ed i possibili strumenti di azione da porre in essere: Ostacolo 1: Predominio maschile all'interno dei partiti politici e conseguente mancanza di sostegno alle candidature femminili. Strumento di azione: Sviluppo e rafforzamento dell'attività e del ruolo delle donne all'interno dei partiti politici e dell'intera società. Ostacolo 2: Scarsa collaborazione dei partiti con organizzazioni e movimenti in favore della presenza delle donne in politica. Strumento di azione: Maggiore collaborazione dei partiti e delle donne impegnate in politica con organizzazioni e movimenti in favore delle donne che promuovono la rappresentanza di genere; Ostacolo 3: Sistemi elettorali sfavorevoli alla rappresentanza femminile. Strumento di azion:e Scelta di adeguati sistemi elettorali che favoriscano la rappresentanza di genere (in particolare i sistemi proporzionali) Ostacolo 4: Mancanza di trasparenza nelle procedure di selezione dei candidati. Strumento di azione: Predisposizione di regole chiare per la selezione dei candidati, che permettano alle donne di organizzarsi e assicurino loro l'uguaglianza dei punti di partenza nella competizione con i colleghi uomini. Ostacolo 5: Pregiudizi culturali sul ruolo della donna e sulle sue capacità. Contributo sfavorevole da parte dei mass media. Strumento di azione Campagne di sensibilizzazione ed informazione anche attraverso una corretta azione dei mass media".

"L'iniziativa "Mai più senza 50 e 50" va proprio in tale direzione, anche se qualunque norma andrebbe supportata da un vero e proprio changing behavior, cioè un cambiamento di mentalità e cultura che porti a vedere le donne non come soggetto svantaggiato e da tutelare con "quote", ma come vero e proprio differenziale competitivo e risorsa per l'intero mondo politico, sociale ed economico", conclude Alessia Ferreri.



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