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"La Puglia il Manierismo la Controriforma": domani al "Castromediano" con De Castris per parlare dei pittori fiamminghi tra Napoli e la Puglia

  07/03/2013

Domani, venerdì 8 marzo alle ore 18, nell'auditorium del museo provinciale "Sigismondo Castromediano", a Lecce, si terrà una conferenza sui "Pittori fiamminghi tra Napoli e la Puglia" a cura di Pierluigi Leone De Castris, ordinario di Storia dell'Arte Medievale e Moderna presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e docente di Museologia e Storia del Collezionismo presso la Scuola di specializzazione in Beni storico artistici di Napoli.

Nell'incontro, che rientra nell'ambito delle iniziative relative alla mostra "La Puglia il Manierismo la Controriforma" in corso a San Francesco della Scarpa, Leone De Castris prenderà ispirazione dal suo saggio "Pittori fiamminghi in Puglia fra fine Cinquecento e inizio Seicento: presenze e assenze" per spiegare il significato profondo e la grande ed univoca considerazione goduta dalla città di Lecce tra Cinque e Seicento.

La presenza di artisti e in particolare di pittori fiamminghi a Napoli, capitale del Viceregno spagnolo, ha avuto un ruolo di spicco non solo nella produzione della pittura di "genere", i ritratti e i paesaggi dipinti per le case dei privati, ma anche nella pittura delle grandi pale d'altare, richieste dalla ricca committenza ecclesiatica, laica e degli Ordini religiosi per adeguare, con un nuovo corredo di immagini di pietà, i tanti edifici sacri della capitale e della provincia.

E Lecce ed il Salento in questo non fanno eccezione. Infatti, la presenza di artisti fiamminghi nella nostra città e l'influenza che questi esercitano sui pittori locali, se da un lato confermano il grande contributo offerto dai fiamminghi all'affermazione delle immagini e dei dettami della Controriforma, dall'altro documenta la reputazione e il credito vantato dalla città salentina in quella particolare epoca storica.

Testimonianza di quanto detto sono le parole di Giulio Cesare Infantino nella sua "Lecce sacra" del 1634, in cui celebrava la cittadina salentina, "capo … di tutte le Città della Puglia", come "picciol Napoli" in un confronto che riteneva obbligato con l'allora Capitale del Viceregno, Napoli, indiscusso centro di novità culturali; ed ancora, alla metà del Cinquecento la stessa Lecce appariva invece a Jacopo Antonio Ferrari (1507-1587, autore di Apologia Paradossica, 1728), oltre che "un'altra Napoli" e "un'altra Roma", come "una Venezia".


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