C’è anche la Provincia di Lecce, con il suo presidente Fabio Tarantino, tra le Province italiane che hanno partecipato alla 39^ Assemblea Nazionale UPI, che si è aperta ieri, ad Imperia.
“Da 80 anni protagoniste della Repubblica” è il titolo significativo scelto per l’edizione 2026 della due giorni dedicata al confronto politico istituzionale tra Governo, Parlamento, Province, Comuni e Regioni. I lavori si sono aperti con il suono dei campanili che ogni giorno rintoccano negli 8.000 Comuni italiani, immagine scelta per richiamare proprio il ruolo delle Province nel tenere unite le comunità.

“Voglio ringraziare il presidente nazionale UPI Enzo Lattuca e il sindaco di Imperia, nonché presidente della Provincia, Claudio Scajola, per averci accolto in questa splendida città. Abbiamo ancora una volta avuto l’onore e il piacere di ospitare il presidente della Repubblica Mattarella, che ha ribadito, come già aveva fatto a Lecce, la necessità di far uscire le Province dal limbo in cui si trovano. Ora spetta al Parlamento prendere posizione e ai partiti politici esprimersi con forza già nella prossima imminente campagna elettorale. La ventesima legislatura dovrà essere ricordata come la legislatura che ha ridato dignità alle Province italiane”, dichiara il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino.
L’importante appuntamento, svoltosi lo scorso anno per la prima volta nel capoluogo salentino, ha visto anche quest’anno la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo di Stato è tornato ad evidenziare quanto la Provincia sia stata, per lungo tempo, una dimensione di riferimento per le comunità, mettendo poi in guardia dal rischio che il vuoto lasciato da una transizione rimasta a metà pesi sempre di più sui diritti stessi dei cittadini.
Come ha spiegato il presidente Upi Enzo Lattuca, nel suo intervento dal palco del Teatro Cavour della città ligure, le Province sono le strade, le scuole e i ponti che permettono di superare i confini dei singoli Comuni, dando la stessa possibilità di essere ascoltati ai grandi centri come ai piccoli, alle aree urbane come ai territori fragili. Lattuca ha ricordato che le 88 Province rappresentano l’85% del territorio nazionale e ospitano oltre 36 milioni di cittadini, il 63% della popolazione, e che nei loro territori si genera circa il 58% del reddito disponibile delle famiglie. Richiamando l’articolo 5 della Costituzione, infine, il numero uno di UPI nazionale ha osservato che manca ancora la sua piena attuazione e ha rivendicato per le Province il ruolo di “istituzione della coesione”.
All’appuntamento di Imperia ha partecipato anche il segretario generale dell’Ente Angelo Caretto, che ha relazionato all’Assemblea dei segretari generali delle Province italiane. Caretto, in particolare, ha coordinato il gruppo di lavoro sul tema “Politiche di coesione e Sud”.

Partendo dall'esperienza positiva che le Province hanno generato nell’attuazione del PNRR, sia nella gestione diretta degli interventi di loro competenza come l’edilizia scolastica, sia nel supporto ai Comuni nella gestione delle gare pubbliche d'appalto, Caretto ha proposto di rilanciare il ruolo degli Enti provinciali nell’attuazione degli interventi previsti all’interno del nuovo quadro finanziario pluriennale 2028 - 2034 delle politiche europee.
Secondo il segretario generale di Palazzo dei Celestini, infatti, “le Province possono svolgere un ruolo fondamentale di coordinamento e assistenza tecnica nei confronti degli enti locali, intercettando i bisogni reali, specialmente dei Comuni piccoli e di quelli delle aree interne, soprattutto nel Mezzogiorno, dove si registrano deficit di capacità tecnica e frammentazione amministrativa, integrandoli in una dimensione di area vasta delle politiche territoriali. Un ruolo guida già dimostrato con successo nell’esperienza positiva delle Stazioni uniche appaltanti”.
Per Caretto, “Le Province italiane, come enti di area vasta, possono contare su una dirigenza qualificata competente e sugli stessi segretari generali quali attori che possono facilitare e diffondere buone pratiche e condividere modelli organizzativi efficaci, con l’obiettivo di ridurre i divari tra i territori”.

