La Provincia in campo a difesa della rete delle Consigliere di parità territoriali: siglato oggi un Manifesto

Un “Manifesto” condiviso con il territorio, per fare fronte comune a sostegno della rete territoriale delle consigliere di parità, attiva da anni a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che rischia di essere compromessa alla luce del recente schema di decreto legislativo di attuazione delle direttive europee in materia.

 Con questa iniziativa, nella conferenza odierna promossa dal presidente Fabio Tarantino, la Provincia di Lecce ha rilanciato l’impegno, già assunto in Consiglio provinciale, a tutela delle consigliere di parità, presidio fondamentale sui territori, per la tutela dei diritti, il contrasto alle discriminazioni e la promozione delle pari opportunità.

Nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini, sono intervenute la consigliera di parità della Provincia di Lecce Antonella Pappadà, la consigliera provinciale delegata alle Pari opportunità Loredana Tundo, la presidente della Commissione Pari opportunità provinciale Anna Toma. Ha portato il suo contributo anche la consigliera regionale Loredana Capone. Presente, inoltre, il capo di Gabinetto della provincia di Lecce Roberto Merenda.

Durante l’incontro è stato illustrato quanto deliberato, con uno specifico ordine del giorno, dal Consiglio provinciale, nella seduta del 31 marzo scorso, ed è stato condiviso un “Manifesto per la difesa della rete territoriale delle consigliere di parità e del contrasto alle discriminazioni nei luoghi di lavoro”.

Il Manifesto è stato sottoscritto anche dal presidente del Cug della Provincia di Lecce Carmelo Calamia, dalle componenti della Cpo provinciale Giovanna Bino, Teresa Chianella, Franca Mariano, Simona Stefani, Valentina Presicce; dalle presidenti e componenti delle Cpo dei Comuni di Copertino, Minervino di Lecce, Trepuzzi, Galatina, Martignano, Campi Salentina; dai sindaci e dagli amministratori dei Comuni di Minervino di Lecce, Taurisano, Salice Salentino, Martignano, Martano, Racale, da Anna Maria Capodieci presidente Consiglio Unione dei Comuni del Nord Salento e coordinatrice Tavolo permanente per le politiche di genere della stessa Unione. Hanno firmato, inoltre, Simona Cancelli, segretario generale Cgil Lecce e Ada Chirizzi segretario generale Cisl Lecce, Emanuela Vitali, presidente Confimprese Salento, Serenella Molendini, presidente Associazione Creis ETS. Presenti, inoltre, Maria Luisa Serrano, presidente Cpo Ordine Avvocati Lecce e Grazia Cicirillo, presidente Cpo Ordine Commercialisti Lecce, che firmeranno dopo un passaggio all’interno degli organismi.

 Il Manifesto nasce in seguito alla presentazione da parte del Governo dello Schema di decreto legislativo n. 382 di attuazione delle direttive (UE) 2024/1499 e 2024/1500. Queste ultime hanno come l’obiettivo di rafforzare l’efficacia e l’indipendenza degli organismi per la parità, migliorando l’accesso alla tutela per le vittime di discriminazione e garantendo maggiore capacità di intervento degli organismi competenti. Lo schema di decreto prevede, in particolare, l’istituzione di un Organismo per la parità nazionale; l’abrogazione del Capo IV del Codice delle pari opportunità (articoli 12–20) relativo alle Consigliere e ai Consiglieri di parità territoriali; la possibilità per gli enti locali di istituire sezioni territoriali dell’Organismo, che subentrerebbero alle attuali figure territoriali.

Quindi, lo schema di decreto legislativo n. 382, trasmesso alla Presidenza del Consiglio il 19 febbraio 2026 e nel frattempo sottoposto all’esame delle commissioni parlamentari competenti, porterebbe a smantellare la rete delle Consigliere e dei Consiglieri di Parità che, proprio in base al Codice delle Pari opportunità, si occupa, sui territori, di prevenire e contrastare le discriminazioni nel lavoro; promuovere l’occupazione femminile; favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare; garantire una tutela accessibile e di prossimità alle lavoratrici e ai lavoratori.

Da qui, l’iniziativa della Provincia di Lecce che - come si legge nella premessa del documento sottoscritto oggi -  “nel quadro delle competenze di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, del contrasto alle discriminazioni e di promozione delle politiche attive del lavoro, dichiara che la tutela del lavoro, la parità di trattamento non sono principi astratti, ma diritti esigibili che si realizzano solo attraverso Organismi operativi concreti, radicati nei territori e immediatamente accessibili ai cittadini; che la rete delle Consigliere/i di Parità territoriali costituisce uno dei presìdi istituzionali più efficaci nel contrasto alle discriminazioni nei luoghi di lavoro, nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e nella promozione di condizioni occupazionali eque”.

La posizione dei firmatari del Manifesto è chiara in quanto ritengono “non condivisibile ogni ipotesi di riduzione, accentramento o depotenziamento della rete territoriale delle Consigliere/i di Parità” e, al contrario, “affermano con decisione che il contrasto alle discriminazioni e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori possono essere garantite solo attraverso il mantenimento dell’attuale rete delle Consigliere e dei Consiglieri di Parità forte, competente e stabile; la rete territoriale, ad ogni livello, deve essere rafforzata e non ridotta; le funzioni devono essere potenziate, non accentrate; gli organismi di parità locali devono essere messi in condizione di operare con più risorse economiche e più strumenti”.

Il Manifesto si conclude con “un appello istituzionale alle Istituzioni Nazionali” affinché “lo schema di decreto n. 382, venga integrato prevedendo la salvaguardia della rete territoriale delle Consigliere e dei Consiglieri di parità; l’Organismo nazionale per la parità operi attraverso una rete territoriale di sezioni permanenti; tali sezioni territoriali siano costituite dalle attuali Consigliere e dai Consiglieri di parità, mantenendo le funzioni e le competenze attualmente previste dal decreto legislativo n. 198/2006, quanto meno in via transitoria e fino alla effettiva conclusione dell’iter legislativo e piene funzioni previste per la nuova disciplina, non espressamente prevista nello schema di decreto legislativo, all’articolo 7; Le sezioni territoriali garantiscano assistenza alle vittime di discriminazione; attività di conciliazione e mediazione; promozione delle pari opportunità nel mercato del lavoro; collaborazione con istituzioni, parti sociali e imprese; Garantire fondi e personale dedicati alle sezioni territoriali per evitarne lo svuotamento operativo, come sempre evidenziato nel tempo in sede di consultazioni.

E ancora, “che sia prevista e regolamentata al pari dell’organismo centrale, l’organizzazione e insediamento degli organismi territoriali per escludere uno squilibrio e disuguaglianza nel territorio con affievolimento del sistema che invece la Direttiva intende rafforzare; le Consigliere e i Consiglieri di parità operino in coordinamento con l’Organismo nazionale, mantenendo al contempo la loro autonomia funzionale nell’ambito delle competenze territoriali.

I firmatari del Manifesto concludono “chiedendo un rafforzamento strutturale della rete territoriale già presente, coerente con gli standard europei sugli organismi per la parità con risorse certe, autonomia funzionale e garantendo la continuità istituzionale”.